L'alluvione in Val Nimbalto del 29 Settembre 1961, ricordi e storie d'altri tempi

Ponte della Ferrovia a Loano (foto scattata diverse ore dopo l'ondata di piena)Ponte della Ferrovia a Loano (foto scattata diverse ore dopo l'ondata di piena)

Sono passati 56 anni ma sono vivi i ricordi di quella tremenda notte in cui sulla Val Nimbalto si scatenò l'infermo di acqua e fango distruggendo alvei e ponti, ed esondando in diverse aree così come accaduto anche a Verzi e Loano.

LA STORIA RACCONTA:

Era un venerdì, giorno di fine settimana, e si prestava ad essere anche un gran giorno di festa. Infatti molti "Verzini", si preparavano per la grande serata al ballo alla festa di San Michele di Giustenice. Era una festività molto sentita anche nella val Nimbalto e, tra sentieri e boschi, ci si preparava a un lungo cammino di oltre un'ora attraversando i sentieri della "Rocca - Ex Cava di Verzi" inoltrandosi verso la vallata di Giustenice. Un sentiero particolarmente impervio e che avrebbe potuto rovinare le belle "scarpe da ballo" ben lustrate per l'attesa festa di paese; così molti preferirono percorrere i sentieri con scarpe da lavoro, altri a piedi nudi, prima di rimetterle nei pressi di Giustenice. Non si possono dimenticare gli scambi delle "scarpe da ballo" tra i ballerini con coloro che non potevano permettersele.

Così la giornata si trascorse con musica e felicità con il ritorno in serata a Verzi sempre ripercorrendo gli stessi sentieri tortuosi percorsi in mattinata. Nessuno però si sarebbe mai immaginato quello che sarebbe poi accaduto nelle prime ore della notte tra venerdì 29 e sabato 30 Settembre.

LE TROMBE D'ACQUA:

Le previsioni del tempo erano particolarmente buone, non si prospettava pioggia ne l'arrivo di una perturbazione. Ma già nel tardo pomeriggio, una coltre nuvolosa particolarmente bassa stava interessando la zona della piana ingauna con la formazione di qualche tromba marina nei pressi dell'Isola Gallinara (alcune miglia al largo della costa albenganese). Semplice instabilità marittima di fine estate, contrasti tra aria fresca e mare caldo, fenomeni che anche all'epoca non erano così difficili da notare.

Ma con il passare delle ore, la frequenza di queste trombe d'acqua ( o trombe marine) diventarono sempre maggiori: rima del tramonto ne furono contate oltre 25 in mare tra Albenga e Ceriale. Qualche rovescio di pioggia interessava le zone marittime antistanti la Riviera dei Fiori e la piana ingauna, ma sulla terraferma il clima risultava ancora asciutto.

IL NUBIFRAGIO SUL MONTE RAVINET:

Le correnti sud-occidentali ricche e cariche di pioggia ed un regime anticiclonico posto sulla Val Padana e il Levante Ligure,continuarono a sviluppare fenomeni vorticosi ed auto-rigeneranti sempre nella zona del Loanese. Le nubi cariche d'acqua sospinte da correnti in quota di libecco ed ostro, andarono a scontrarsi contro il Ravinet (il primo rilievo oltre i 1000 metri particolarmente vicino alla costa) e sul massiccio del monte Carmo.

Rovesci intensissimi come una vera e propria colonna d'acqua: le nubi che si erano caricate d'acqua ed umidità in mare nel pomeriggio, rilasciarono improvvise e spaventose "valanghe d'acqua" sul versante sud-orientale del Ravinet; ancora la calma e la quiete più assoluta a Verzi e Loano, dove le precipitazioni risultavano particolarmente deboli e discontinue.

Nella notte, le violente precipitazioni iniziarono a provocare un effetto dilavamento del terreno in località "Rampin" e sul "Rian dei Frasci". I torrenti ed i piccoli rivii iniziarono improvvisamente a "gonfiarsi" nell'arco di pochi minuti. La forza dell'acqua e l'effetto dilavamento provocò il distaccamento di un grosso costone di roccia e fango dalle pendici del monte Ravinet, provocando una vera e propria diga alta diversi metri nell'alveo del torrente Nimbalto, tra la località "Stevi" e "Rian dei Frasci" nei pressi di Castagnabanca.

L'ONDATA DI PIENA ARRIVA A VERZI:

In piena notte l'arrivo dell'ondata distruttiva: la diga, che si era formata pochi chilometri più a monte, cede improvvisamente. E' un frastuono di acqua, fango e massi che risveglia gli abitanti di Verzi.  L'ondata scende e distrugge quel che trova: i primi a subirne i danni furono gli abitanti della Borgata Molini e dell'Isola Superiore, dove la forza e la violenza dell'ondata si portò via buona parte della strada comunale (ai tempi ancora sterrata). In località "Magliola", nella zona di confluenza tra il Rio Acqua Calda ed il torrente Nimbalto, l'acqua esondò invandendo i campi coltivati ed allagando alcune stalle ai piani terra di alcune abitazioni.

L'ONDATA DI PIENA A LOANO:

Dopo quasi 4 chilometri l'ondata di piena giunge a Loano: gravi i danni provocati dall'ondata che provocò il cedimento del ponte nei pressi della Foce e l'esondazione poco più a monte. Danni anche nei pressi del ponte ferroviario, dove si formò una diga di alberi, rami e arbusti di grossa dimensione, provocando un'ulteriore esondazione (vedi foto dell'articolo scattata alcune ore dopo il passaggio dell'ondata alluvionale).

L'acqua invase anche piazza Cadorna, allagando il caruggio di Loano verso Piazza Rocca. Si ricordano auto trascinate dalla violenza dell'acqua e diverse voragini.

DOPO OLTRE 50 ANNI:

Sono passati più di 50 anni ma restano vivi i ricordi di quella terribile nottata: i segni inconfondibili di quelle violente colonne d'acqua precipitate dal cielo sono ancora visibili nel nostro entroterra. Sulla cresta orientale del Ravinet, sono ancora riconoscibili  i segni della grande depressione del terreno, creata dalla violenza incredibile delle piogge di quella notte. Altre depressioni del terreno furono rinvenute in seguito (7 sul versante del Nimbalto, 1 su versante del Varatella).


News 29-09-2017 Mattia Giordao

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